Velocità e Lentezza nelle Fosse Ardeatine
L’intero progetto delle Fosse Ardeatine lavora sull’impostazione chiara di alcune dicotomie. Queste producono nell’osservatore considerazioni e riflessioni sull’accaduto su più livelli. Questi contrasti sono usati in senso esplicito per il carattere evocativo proprio di un monumento, specie se carico di un forte monito per le generazioni a venire. Una di queste dicotomie risiede sicuramente negli argomenti che si enucleano nel rapporto fra l’orizzontalità dell’asola sottostante il grande volume e nella verticalità delle voragini nel percorso delle cave. La prima, estremamente razionale nel taglio, accellera la percezione di uno spazio tragico dove le anime sembrano raccogliersi sotto la grande lastra che simboleggia un corpo. Qui la visione dell’ esterno è mediata dal concetto di sospensione che individua una visuale distante, costretta, radicalizzata, dove sembra che l’intento sia quello di capovolgere la condizione di chi osserva in quella di chi è ospitato in quello spazio. La seconda forma, determinata da un’esplosione, quanto di più imprevedibile ci possa essere, esercita nel progetto il motivo contrario per la quale è stata generata, ovvero la liberazione di queste anime in senso trascendentale e graduale. La vegetazione qui non è più un’idea, una visione calcolata, bensì assume un valore vitale, diretto e simbolico, permea nello spazio annullandone i confini mentre scende dalla soglia informe. Nella voragine il cielo ha una funzione predominante di sfogo, come dimensione spirituale, nel perimetro illuminato della sala invece la sua percezione è annullata quasi del tutto. Oltre a quello della visione, anche il tema della luce è posto in un sistema antitetico, la linea orizzontale contrasta al massimo nell’ampio buio interno individuando i sepolcri, nello spazio delle voragini invece si viene a contatto con una luce che non ferisce, bensì accoglie. Lì è quasi possibile respirare, “riemergere” dall’apnea del pensiero, se non fosse per la targa che ce ne ricorda una ignominiosa genesi. Nella grande sala interna, in mezzo alle tombe, nel chiaroscuro, si percepisce un respiro più affannoso, umido, pesante. La compostezza di questo sistema di contrasti dall’esterno può generare un senso di armonia e pace ma che se compresa e metabolizzata si trasforma gradualmente, caricandosi del suo peso schiacciante e respingente generando quell’avvertimento nella memoria. Non sembra di poter rimanere a lungo lì, sotto quelle ferite di luce.
